Il supermarket della mia infanzia
Sono stata a fare la spesa nel supermercato di fiducia della mia nonna. Ha insistito che io ci andassi per via di una promozione che regalava un piatto ogni 10 euro di spesa più 90 centesimi.
Abituata agli iperstore dove i commessi girano in pattini a rotelle, gli scaffali sembravano bassi e i corridoi stretti. Il carrello si è riempito con il pane ed un paio di pacchetti di tortine e le ruote, probablimente poco ammortizzate, provocavano uno strano rumore quando scivolavano sul pavimento irregoalre. Mi riportava alla mia infanzia.
Era sabato pomeriggio all’ora di punta, eppure c’erano una decina di persone a fare la spesa e nessuna di loro aveva più di un cestello di viveri.
La carne non era nei contenitori di polistirolo, ma ho spiegato ad un signore cosa volevo e mi ha tagliato al momento le fette di carpaccio. Mi hanno messo in difficoltà le domande un po’ invadenti sui dettagli della ricetta a cui era destinata il pezzo di carne che stavo comprando.
In questo mini supermercato esiste ancora il banco della frutta. Così da non dover assistere alle pietose scene delle signore che palpano le pesche per assicurasi che non son abbastanza mature, le riposano e ne scegono un’altra.
Arrivata alla cassa ero ovviamente quella con il carrello più carico, ma sono stata la più veloce ad imbustare. Non ho accumulato ritardo rispetto al ritmo della cassiera nel far passare le etichette sul lettore ottico e avevo riempito le mie borse prima del vedetto del prezzo. Ho chiesto i piatti che mi spettavano, ma non ne avevano abbastanza…
Mi è piaciuto tantissimo questo supermercato.
Perché la gente preferisce sempre di più gli ipermercati e io no ?
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