Oltre gli 8000

Riprendo a scrivere senza preoccuparmi degli enormi salti temporali.

Ho riacquistato entusiasmo e fluidità nella lettura grazie ad un libro incontrato per caso. La mia vita al limite di Reinhold Messner. Sono stata alla presenzatazione con la leggenda dell’alpinismo in carne ed ossa. Affascinante. Ora Renhold sta sul mio altare di icone rivoluzionarie, insieme a Gesù e al Ché. Dimenticavo Allende, anche se troppo democratico e sbarbato, ma forse per questo controcorrente.

Ho letto tutto d’un fiato della tragedia della morte del fratello durante la discesa dal Naga Parbat. E poi le false insinuazioni di scalatori invidiosi che hanno sparso veleno inventandosi la storia dell’abbandono. Nonostante la perdita di sette dita dei piedi per congelamento ha continuato a fare alpinismo estremo dimostrando che era possibile arrivare oltre gli 8000 metri senza bombole d’ossigeno. Una storia avvincente a parte i nomi dei canaloni e delle pareti di cui non avevo idea.

Ha diffuso un nuovo modo di concepire l’alpinismo e ha sfidato l’impossibile. Aveva una forza e una determianzione che non ho mai percepito in una persona a pochi metri da me. Sono rimasta affascinata. Ha ripetuto più volte il suo rifiuto per la piccola morale borghese fatta di regole e compromessi, mentre fuori dalla civiltà si obbedisce all’istinto che indiva ciò che è giusto.

Ora anche sull’ Everst si sale in gita turistica e io ho guradato la vetta da tutte le angolazioni con google earth.

Lascio il finale aperto. Senza conclusione né morale.

27, Ottobre 2006. superflex.

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